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La balbuzie e la scuola

 

Il ruolo della scuola è delicato perché può aumentare o diminuire i vissuti negativi intorno al problema. In prima e seconda elementare generalmente il bambino disfluente ha scarsa consapevolezza e coscienza del suo disturbo e non ha ancora sviluppato forti sentimenti negativi in relazione alla sua parola. Verso la terza elementare,  inizia a essere presente la consapevolezza di questa difficoltà, cresce l’ansia di fronte a prestazioni verbali, insieme alla paura di essere derisi, e “il parlare” in certe occasioni, comincia ad essere vissuto come un “pericolo”. Questi sentimenti negativi si accentuano in maniera esasperata e si amplificano nel periodo delle scuole medie che per molti rappresenta l'inizio di un vero e proprio “ calvario”. In questo periodo l’adolescente inizia a valutarsi in rapporto a “come parla,” inizia a chiudersi in se stesso, finge indifferenza di fronte al problema e nega la sofferenza che ciò comporta. In classe molte volte, evita di intervenire, nelle interrogazioni pur sapendo le cose preferisce fare scena muta, per non suscitare le risa dei compagni anche se ciò gli costa ...un brutto voto! Tutto ciò influenza la valutazione, il rendimento e provoca spesso l'abbandono scolastico negli anni successivi.

È difficile poter generalizzare linee di comportamento che possano essere estese a tutti i casi in quanto pur partendo da uno stesso sintomo ogni soggetto presenta aspetti e caratteristiche diverse : a livello comportamentale possiamo trovare aspetti di chiusura, introversione, scarsa autonomia, all'opposto irruenza, turbolenza, opposizione,...

Nonostante ciò alcune indicazioni possono aiutare a non caricare di eccessive tensioni il periodo scolastico:

- Essere disponibili internamente all'ascolto: la balbuzie può generare tensione, ansia, impazienza in chi ascolta. Ascoltiamo ciò che dice e non come lo dice.


- Non invitarlo a “stare calmo”,  a respirare bene.

- Se vogliamo aiutarlo non rivolgiamoci mai a lui in tono brusco, veloce e imperativo: adottiamo  un modello verbale lento, pausato, articolando bene le parole.

- Evitare di completare o anticipare il suo pensiero e le parole.

- Non iper proteggetelo dalle esperienze verbali: invitarlo spesso ad esporre il proprio parere o la propria idea valorizzando il suo intervento non avendo paura di coinvolgerlo attivamente.

- Instaurate una buona relazione con lui soprattutto al di fuori dell'aula scolastica

- se ne avete l'occasione parlate apertamente con lui della sua difficoltà, rassicurandolo che in un percorso di crescita è naturale presentare insicurezze.

- Dal momento che la persona che balbetta si carica di ansia aspettando il proprio turno, fate in modo che sia uno dei primi ad intervenire (anche l’appello può rappresentare un problema).

- Quando parlate con i genitori informateli delle difficoltà verbali del figlio senza caricarli di eccessiva ansia, fate presente contemporaneamente tutte le risorse e  potenzialità che il ragazzo sicuramente presenta. Invitateli a  rivolgersi ad un operatore o ad uno specialista per affrontare questo disturbo. Se il ragazzo sta già effettuando una
 

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