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La nostra storia

"Nella Pienezza della Parola la Vera Dimensione Umana" (V.M.)

 

Da "La balbuzie – terapia psicofonica" (Omega Edizioni)

  

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..Se non sei balbuziente ringrazia la natura, se lo sei non disperare, a tutto c'è rimedio nella vita.

   Chi ti parla è un ex balbuziente, che ha sofferto per ben 18 anni tutti gli avvilimenti e le umiliazioni che questo difetto comporta.

Tutti coloro che mi sentono parlare non vogliono credere che io sia stato balbuziente, pensano invece che abbia studiato oratoria esercitandomi per molti anni. Eppure sono stato balbuziente ed oggi ringrazio Dio di esserlo stato perchè, per liberare me stesso, dopo molti tentativi, ho trovato un metodo semplice e facile per eliminare questo disturbo. E con questo metodo anche tu puoi guarire, anche tu devi guarire!” (V.M)

 

Dopo la maturità classica nel 1938 strappata con i denti perché forte negli scritti, anche se negli orali perdevo dei colpi per causa di una forte balbuzie, mi ritrovai di fronte ad un bivio: iscrivermi all’università e continuare a subire le umiliazioni oppure rinunciare ai miei sogni e alle mie aspirazioni?
prof 1Non mi iscrissi all’università, mi ritirai invece in una piccola casa di campagna a meditare, a parlare ad alta voce, a declamare.
La mia balbuzie negli ultimi anni si era fortemente aggravata. Nei due anni che vissi quasi isolato, lessi innumerevoli pagine di classici parlando ad alta voce.
Dopo alcuni mesi di questi esercizi cominciai a parlare bene con i familiari, con gli amici e poi piano piano con tutti.
Perché declamando e parlando ad alta voce non visto da nessuno non balbettavo?
Perché nessuno con la presenza poteva intimidirmi, perché declamando sfioravo la musicalità del canto: E’ infatti risaputo che nessun balbuziente, per quanto grave il suo disturbo, balbetta quando è solo, balbetta quando canta.
Intuii in tal modo che due erano le cause della balbuzie e di ogni disturbo del linguaggio: una emotiva ed una fonica.


Il balbuziente infatti trova difficoltà solo quando è in presenza di persone che gli incutono soggezione, perché emozionato, perde il ritmo naturale che invece ritrova nel canto.
Ricordavo i consigli del mio professore di francese che, obbligandomi alla “liaison” non balbettavo mai nella lettura: mai balbettavo poi leggendo in metrica sia in greco che in latino, come pure nella recita delle poesie, perché nella scansione del verso si ritrova il ritmo, quel ritmo che il balbuziente ha perso sin dai primi anni di vita.

Centrai quindi il problema: se avessi voluto parlare come tutti, avrei dovuto superare lo stato emotivo e dare, alla frase parlata, il ritmo che conserva nel canto.
Compresi che la balbuzie non risiedeva nella mia bocca, o dalla cattiva respirazione, bensì nella mia mente, nel mio animo, era un disturbo della personalità da cui derivava un disordine del linguaggio.
Erano l’ansia, il timore, il dubbio di non essere capace di parlare come tutti che determinavano delle anormalità espressive. Compresi che la balbuzie non aveva alcuna componente organica e fisiologica, che l’apparato fonatorio dei balbuzienti era nella piena normalità, ch’era solo un ‘impressione che non doveva diventare una fissazione.
Quando compresi ciò rafforzai il mio IO, la mia personalità e con questa sicurezza la parola tornò nella sua pienezza.

 

Mi laureai a fine luglio del 1946 e per l'inizio dell'anno scolastico avevo ottenuto un incarico di supplente per italiano, latino, storia e filosofia in un liceo parificato di Roma.
Ero a riposarmi nel mio paese natio in provincia di Frosinone, quando fui vivamente pregato dalle famiglie che avevano figli balbuzienti di dare loro un aiuto.
I primi esperimenti che feci a Roma tra Piazza Verbano e Corso Trieste furono molto positivi, tanto che io stesso fui molto meravigliato.
La voce naturalmente si propagò e sempre su sollecitazione delle famiglie fui costretto a non dedicarmi all'insegnamento per ridare a quanti chiedevano il mio aiuto, il vitale dono della parola che qualche anno prima avevo ridato a me stesso.
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Eravamo alla fine del settembre del 1946. Con i primi di dicembre sempre del 1946 il "Corriere d'Informazione" di Milano e il "Momento" di Roma mi dedicarono due ampi articoli chiamandomi il "taumaturgo della parola". Da allora gli articoli sono stati infiniti ma questi due furono le prime testimonianze vive del mio lavoro. Per dieci anni corsi da una città all'altra per diffondere il mio metodo, ottenendo sempre risultati superiori ad ogni aspettativa.

 

Nel febbraio del 1949 ottenni dal Ministero della Pubblica Istruzione un decreto "ad personam" che ufficializzava la mia attività di logoterapeuta per la rieducazione della balbuzie.

 

Nell'estate del 1951 presi in affitto un villino a San Vito di Cadore per sperimentare dei corsi residenziali. Fu una vera rivoluzione. Vivendo con loro si sfruttava al massimo quello che oggi è definita " psicoterapia di gruppo"; i risultati erano molto più celeri e duraturi.
Affinché quanti avevano frequentato con ottimi risultati i miei corsi non ricadessero nella balbuzie incisi nel maggio del 1950 dei dischi rivoluzionari di "musicoterapia vocale" affinché con un ascolto e l'esercizio arrivassero alla normalità espressiva e che la nuova parola diventasse meccanica, fisiologica, come in qualsiasi altra persona.


Ma in cosa consisteva il mio "metodo" denominato poi "Metodo Psicofonico Mastrangeli" ?


E' un perfetto amalgama tra azione psicologica per ridare fiducia e sicurezza al balbuziente che é sempre ansioso, timido, dicembre 1961xdubbioso di poter parlare con tutti. E una ristrutturazione della sua personalità, un rafforzamento del suo Io, e convincerlo che la balbuzie é solo un'impressione di cui deve liberarsi affinché non degeneri in fissazione.

Nel 1951 pubblicai uno dei primi libri sul fenomeno balbuzie dal titolo "Metodo psicofonico per l'eliminazione della balbuzie" edito dall'Istituto Cisalpino di Varese. Prima di me nessuno aveva scritto diffusamente di questo problema che veniva a volte trattato dai maestri dei sordomuti come difetto di pronuncia e non come disturbo prima della personalità e poi del linguaggio. Di questo libro se ne sono fatte almeno 6/7 edizioni 
Fu una forte sollecitazione perché sul mio esempio vari altri autori scrissero sulla balbuzie e sul linguaggio. Fu proprio il mio libro dal titolo "Il linguaggio e la sua organizzazione" edito dalla Giunti Lisciani a dare il "la".
Un altro mio libro un po' giovanile, goliardico, con tante. esperienze salienti della mia lunga attività logoterapeutica ha per titolo: "La balbuzie? Noi l'abbiamo vinta".


A quanti con il mio insegnamento ho ridato con la scioltezza della parola una ragione di vita? Saranno forse oltre 80/90.000.

200Nel 1956 sulle meravigliose e ridenti colline di Rapallo iniziò la grande e miracolosa avventura di un Istituto, VILLA BENIA, affogato nel verde e nel più assoluto silenzio, ai piedi di Portofino Vetta. In quest'angolo di paradiso moltissimi oltre a ritrovare il divino dono della parola, hanno ritrovato anzitutto se stessi.

All'inizio del 2000 la Treccani per la nuova enciclopedia del Corpo ha chiesto la mia collaborazione su tre voci e cioè: "Fonazione, Logopedia, Mutismo".
Siamo stati i primi ad organizzare ben 4 Congressi sulla balbuzie: due a Rapallo negli anni '78 e '79 e due a Roma nell'87 e nell'88. Il primo congresso a Roma dal titolo "Gli ex balbuzienti alla conquista di Roma" ottenne uno strepitoso successo e tutti i giornali ne scrissero lungamente, la televisione ci dedicò ampi servizi, fummo ospiti di Portobello del compianto Tortora e della trasmissione televisiva "Cordialmente" della Sampò.
Siamo stati i primi ad organizzare un congresso di musicoterapia e siamo stati i soli a tenere nel periodo estivo 6/7 corsi di psicofonia per le insegnanti di scuola materna ed elementare regolarmente riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione.