Cura della Balbuzie Stampa E-mail

La balbuzie è un fenomeno molto complesso che investe non solo il linguaggio, ma l’intera personalità del soggetto.

Raggruppa una numerosa costellazione di manifestazioni che vanno da uno o più seguenti elementi: ripetizioni di suoni o sillabe, prolungamento di suoni, interiezioni, interruzione di parole, blocchi udibili o silenti, circonlocuzioni, parole emesse con eccessiva tensione fisica, ripetizione di intere parole monosillabiche (Secondo il DSM IV).

É chiaro quali possono essere i fattori di rischio, come si sviluppa e in quali terreni si alimenti la balbuzie, ma non c’è ancora alcuna certezza scientifica sulle cause che la determinano. Il problema rimane aperto su fronti diversi: se sia determinata da fattori organici, neurologici , oppure sia semplicemente espressione di un disagio psichico verificatosi nella prima infanzia e successivamente determinante tutta la personalità del soggetto.

La definizione che a noi sembra esaustiva è che "la balbuzie sia un disturbo della personalità di origine prevalentemente psicogena o traumatica, che alterando l’equilibrio emotivo del soggetto ne deforma la normale fluenza verbale" ( V. Mastrangeli, Il linguaggio e la sua organizzazione. Giunti Lisciani Editore)

Diventano balbuzienti generalmente persone molto sensibili ed emotive, che o per carenza affettiva o per iperprotezione parentale, che sono le condizioni determinanti del disturbo, non hanno superato fasi conflittuali legate alla prima infanzia. Paure, shock, ospedalizzazione, ingresso alla scuola materna, nascita di un fratello, forti emozioni, ect. fungono solo da concause o cause scatenanti il disturbo.

Cosa Succede

Le manifestazioni esterne della balbuzie sono piuttosto evidenti. L’eloquio è poco fluente, con blocchi della fonazione; emergono ripetizioni o prolungamenti di suoni, pause innaturali, sostituzione di una parola con l’altra, frequenti interiezioni ( ehm, eh…) o parole stereotipate ( cioè, infatti, ..). Sia le ripetizioni ( cloniche) che i blocchi ( tonici) si verificano di preferenza all’inizio della frase o della parola, estendendosi tuttavia anche ad altre parti della frase con l’aggravarsi dell’ansia e della tensione interna del soggetto.
Spesso lo sforzo di produrre una frase è accompagnato da discinesie e gesti incoerenti ( stringere i pugni, battere i piedi, gettare la testa indietro, protendere le labbra, strabuzzare gli occhi, ect..) che aumentano l’ imbarazzo e il disagio anche in chi ascolta.

La sintomatologia interna è meno evidente ma altrettanto invasiva per la persona, ed è rappresenta da tutti i sintomi tipici dell’ansia e dello stress: alterazioni del ritmo cardiaco, della sudorazione, contrazione dei muscoli del diaframma, forte tensione dei muscoli della respirazione, dell’articolazione, della fonazione.
A livello emotivo, il balbuziente sviluppa spesso rabbia verso se stesso, aggressività mascherata verso gli altri, vergogna per le prese in giro, sensi di
colpa, che lo portano a sentimenti di scarsa autostima, scarso senso di autoefficacia, vissuto persecutorio. Il balbuziente è teso nel mascherare la sua difficoltà e manifesta spesso atteggiamenti di rinuncia e fuga davanti alle situazioni ansiogene. Più tenta di evitare di balbettare più ne resta condizionato. L’immagine del balbuziente, a cui vorrebbe sempre negare il passaporto, è la condizione che rende molto conflittuale l’affrontare un percorso terapeutico. Come ha sempre affermato il dott. Mastrangeli “ Il balbuziente è il primo medico di se stesso ” e solo una grande motivazione e volontà sono condizioni necessarie per il superamento del suo disturbo.

All’interno di questo quadro si muovono anche altri attori quali, la famiglia, la scuola, la società nel suo insieme
 

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