Balbuzie Infantile Stampa E-mail

Dalle statistiche risulta che i soggetti balbuzienti rappresentano l’1% della popolazione adulta mentre, nei bambini piccoli
( 2 ½ - 4 anni) è presente  nel 4%.Se questo dato può essere rassicurante in quanto 3 bambini su 4 superano spontaneamente il problema, è anche vero che purtroppo nella stragrande maggiornanza, non si può prevedere la sua remissione. Infatti nei bambini si distinguono due tipi di balbuzie.
Un tipo definito “transitoria-apparente” determinata dal fatto che ancora non sono maturati pienamente i processi del linguaggio. E’una balbuzie fisiologica, dovuta ad una comprensibile immaturità espressiva, a una non perfetta padronanza del vocabolario, a una incompleta coordinazione dell’apparato fonatorio con i centri verbo-motori. Il bambino presenta un linguaggio incerto e smozzicato, con ripetizioni di alcune sillabe e ripetizioni di altre e pause prolungate alla ricerca di parole. Queste difficoltà frequenti in molti bambini, scompaiono frequentemente verso i quattro anni.

L’altro tipo, definita “reale-effettiva” è di diversa origine e natura. Nella quasi totalità dei casi espressione di un disagio emotivo-psicologico che il bambino sta vivendo in quel periodo.
Inizialmente è difficile capire se siamo in presenza di una balbuzie transitoria o reale.
Si rilevano comunque alcuni indicatori:

- il primo tipo ha un andamento e una manifestazione costante, non evidenzia una forte severità dei blocchi e delle ripetizioni, il comportamento del bambini presenta un buon adattamento alla realtà; non c’è tensione o spasmo.

- il secondo tipo può manifestarsi gradualmente oppure può comparire all’improvviso in modo violento. Spesso siamo in presenza di un evento scatenante: spavento, trauma, ospedalizzazione, allontanamento dall’ambiente famigliare, nascita di un fratellino, ingresso all’asilo, ect. Ha un andamento periodico, i periodi di fluenza verbale variano nella durata che può essere di minuti, settimane, persino mesi. Si evidenzia nei momenti di eccitazione sia positiva che negativa e la produzione del suono viene sempre accompagnata da una certa tensione. Non solo con il linguaggio ma anche con i comportamenti, il bambino esprime il momento di disagio interiore
( difficoltà di addormentarsi, paure notturne, attaccamento esagerato alla mamma, facilità al pianto, ect.).

La maggior parte dei genitori, in particolar modo la madre, o il genitore che presenta o ha presentato lo stesso disturbo, vive in modo eccessivamente ansioso le difficoltà verbali del figlio e involontariamente metteno in atto tutta una serie di pressioni che facilitano il suo perdurare. Per questo, in questa fascia d’età, i genitori sono le persone che devono essere maggiormente aiutati dagli esperti per far si che una difficoltà nel bambino non diventi un problema nell'adulto.
A tale proposito, su richiesta, vengono organizzati “mini-corsi” nel week end, rivolti solo ai genitori dove si affrontano e si individuano le strategie idonee per i bambini in questa fascia d’età.

Evoluzione

Con la scolarizzazione, la balbuzie entra in diretto contatto con il sociale e per la maggior parte dei bambini che presentano ancora difficoltà verbali l’ingresso nella scuola, rappresenta un momento molto critico. E’ in questo periodo che si rende conto  che nel suo modo di parlare c’è "qualcosa che non va"; putroppo tale consapevolezza passa attraverso la derisione e la presa in giro dei compagni, e a volte, anche la non comprensione da parte della maestra.
Sarà però, solo nella prima adolescenza ( 12- 13 anni ) che il disturbo investirà e condizionerà negativamente tutta la personalità, incidendo in maniera determinante sull’immagine del se, sulla progettualità e sulle relazioni sociali.

Balbuzie ed ereditarietà

La balbuzie nasce in famiglia, si rafforza in famiglia ma raramente si supera solo in famiglia.
Essa non è ereditaria fisiologicamente ma i bambini con genitori balbuzienti o che lo sono stati, sono maggiormente predisposti. Si parla di ereditarietà ambientale, derivata, rare volte, da un fatto imitativo e il più delle volte dall’ansia e della preoccupazione eccessiva dei genitori che non forniscono al bambino gli strumenti necessari per raggiungere una piena sicurezza.

Balbuzie e scuola

Il ruolo della scuola è delicato perché può aumentare o diminuire i vissuti negativi intorno al problema. Nella maggior parte dei casi, generalmente fino agli otto anni, il bambino ha scarsa consapevolezza e coscienza del suo disturbo e non ha ancora sviluppato forti sentimenti negativi in relazione alla sua parola. Verso la terza elementare, nella maggior parte inizia a essere presente questa consapevolezza, cresce l’ansia di fronte a prestazioni verbali, la paura di essere derisi e “il parlare” in certe occasioni, comincia ad essere vissuto come un “pericolo”. Questi sentimenti negativi si accentuano in maniera esasperata e si amplificano nel periodo delle scuole medie che per molti rappresenta l'inizio di un vero e proprio “ calvario”. In questo periodo inizia a valutarsi in rapporto a “come parla,” inizia a chiudersi in se stesso, finge indifferenza di fronte al problema e nega la sofferenza che ciò comporta. In classe molte volte, evita di intervenire, nelle interrogazioni pur sapendo le cose preferisce fare scena muta, per non suscitare le risa dei compagni anche se ciò gli costa ...un brutto voto! Tutto ciò influenza la valutazione, il rendimento e provoca spesso l'abbandono scolastico negli anni successivi. Per tutti coloro che soffrono di balbuzie non è sempre cosi ma ...purtroppo è la storia di molti.

 

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