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Quando parlare ….è un problema: balbuzie Che cos’è Manifestazioni esterne La balbuzie è un fenomeno del linguaggio molto complesso, che raggruppa una numerosa costellazione di manifestazioni che vanno da semplici esitazioni, pause innaturali, interruzioni, blocchi verbali, alla ripetizione della consonante iniziale, fino allo sforzo spasmodico per esprimersi. In molti casi emergono pause innaturali, sostituzione di una parola con un'altra, frequenti interuzioni ( eh..ehm..) o parole steriotipate ( cioè, infatti, ..) spesso lo sforzo di produrre una frase è accompagnato da movimenti involontari ( discinesie ): stringere i pugni, battere i piedi, gettare la testa all’indietro, protendere le labbra, ecc che mettono a disagio l’interlocutore.
Cosa succede internamente All’interno la persona vive tutti i sintomi tipici dell’ansia e dello stress: alterazione del ritmo cardiaco, della sudorazione, contrazione dei muscoli del diaframma e dei muscoli della respirazione. Caratteristica di questo disturbo è l’andamento periodico, il presentarsi in circostanze particolari e ben precise, nelle quali il soggetto non riesce a controllare l’ansia scatenata da persone o situazioni che gli incutono timore ( presentazioni, colloqui, interrogazioni, parlare in pubblico, ect)
Cause Le cause non sono state ancora del tutto chiarite. E’ chiaro quali possono essere i fattori di rischio, come si sviluppa e in quali terreni si alimenti la balbuzie, ma non c’è ancora alcuna certezza scientifica sulle cause che la determinano. E’ confermata una predisposizione ambientale ereditaria comprovata da storie famigliari di balbuzie. Circa il 75% dei balbuzienti, infatti, ha parenti che balbettano e le probabilità di avere un figlio balbuziente sono più numerose se almeno un genitore balbetta, in particolare la mamma.
Balbuzie in età infantile In età infantile, tra i 2 e i 5 anni, la balbuzie è un fenomeno molto diffuso: circa un bambino su venti manifesta disfluenze o balbuzie lieve che tendono a risolversi con la crescita e la maturazione. In alcuni casi, se accompagnata da un forte disagio emotivo del bambino, e da una pressione eccessiva dell’ambiente famigliare sul linguaggio (ansia, correzioni, attenzione costante, ect) può fissarsi in balbuzie vera e propria. Mostrarsi ansiosi, preoccupati angosciati è l’atteggiamento che maggiormente influisce sul radicarsi del disturbo. Se il bambino tende a balbettare non bisogna assolutamente: sgridarlo, parlare al suo posto, nell’errato intento di aiutarlo, fare paragoni con i coetanei che “parlano bene”, esortarlo continuamente a parlare adagio.
Evoluzione L’ingresso nella scuola elementare rappresenta un periodo critico dove il più delle volte, il bambino che balbetta acquista consapevolezza del suo disturbo. Sarà però, solo nella prima adolescenza (12- 13 anni) che il disturbo balbuzie investirà e condizionerà negativamente tutta la persona, incidendo in maniera determinante sull’immagine del Sè, sulla progettualità e sulle relazioni sociali. Successivamente la storia di molti sarà caratterizzata da umiliazioni, rinunce, scarsa fiducia in se stessi, chiusura verso le relazioni, che incidono sulla qualità di vita e sull’espressione delle molte potenzialità di cui sono dotati. La maggior parte delle persone che presentano questo disturbo lo vivono come un tabù, una vergogna da nascondere e mascherare il più possibile agli altri ma anche a se stessi. Per questo motivo tendono a rimandare la possibilità di una terapia: se però la persona ha la volontà di affrontare il problema con costanza e determinazione, con l’aiuto di specialisti, può arrivare a risolvere questo disagio o comunque a compiere buoni passi avanti per ritrovare insieme alla parola una migliore qualità di vita.
Approccio terapeutico Le strategie terapeutiche utilizzate per trattare la balbuzie sono diverse:
Il nostro Centro Villa Benia è stato il primo in Italia, per l’intuizione del suo fondatore Vincenzo Mastrangeli nel 1950, a comprendere che, per la complessità di questo disturbo, la terapia non deve avere carattere unidirezionale, legato cioè alle sole cause o ai soli effetti ma operare contemporaneamente in entrambe le direzioni psicologica e fonica.
Balbuzie e scuola Il ruolo della scuola è delicato perché può aumentare o diminuire i vissuti negativi intorno al problema. Nella maggior parte dei casi, generalmente fino agli otto anni, il bambino ha scarsa consapevolezza e coscienza del suo disturbo e non ha ancora sviluppato forti sentimenti negativi in relazione alla sua parola. Verso la terza elementare, nella maggior parte inizia a essere presente questa consapevolezza, cresce l’ansia di fronte a prestazioni verbali, la paura di essere derisi e “il parlare” in certe occasioni, comincia ad essere vissuto come un “pericolo”. Questi sentimenti negativi si accentuano in maniera esasperata e si amplificano nel periodo delle scuole medie che per molti rappresenta l'inizio di un vero e proprio “ calvario”. In questo periodo inizia a valutarsi in rapporto a “come parla,” inizia a chiudersi in se stesso, finge indifferenza di fronte al problema e nega la sofferenza che ciò comporta. In classe molte volte, evita di intervenire, nelle interrogazioni pur sapendo le cose preferisce fare scena muta, per non suscitare le risa dei compagni anche se ciò gli costa ...un brutto voto! Tutto ciò influenza la valutazione, il rendimento e provoca spesso l'abbandono scolastico negli anni successivi. Per tutti coloro che soffrono di balbuzie non è sempre cosi ma ...purtroppo è la storia di molti. |
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