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| Balbuzie cause |
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QUANDO PARLARE... E' UN PROBLEMA! La balbuzie è un fenomeno molto complesso che investe non solo il linguaggio, ma l’intera personalità del soggetto. La definizione che a noi sembra esaustiva è che "la balbuzie sia un disturbo della personalità di origine prevalentemente psicogena o traumatica, che alterando l’equilibrio emotivo del soggetto ne deforma la normale fluenza verbale" ( V. Mastrangeli, Il linguaggio e la sua organizzazione. Giunti Lisciani Editore)
Le cause non sono state ancora del tutto chiarite. E’ chiaro quali possono essere i fattori di rischio, come si sviluppa e in quali terreni si alimenti la balbuzie, ma non c’è ancora alcuna certezza scientifica sulle cause che la determinano. E’ confermata una predisposizione ambientale-ereditaria comprovata da storie famigliari di balbuzie. Circa il 75% dei balbuzienti, infatti, ha parenti che balbettano e le probabilità di avere un figlio balbuziente sono più numerose se almeno un genitore balbetta, in particolare la mamma. É chiaro quali possono essere i fattori di rischio, come si sviluppa e in quali terreni si alimenti la balbuzie, ma non c’è ancora alcuna certezza scientifica sulle cause che la determinano. Il problema rimane aperto su fronti diversi: se sia determinata da fattori organici, neurologici , oppure sia semplicemente espressione di un disagio psichico verificatosi nella prima infanzia e successivamente determinante tutta la personalità del soggetto. Diventano balbuzienti generalmente persone molto sensibili ed emotive, che o per carenza affettiva o per iperprotezione parentale, che sono le condizioni determinanti del disturbo, non hanno superato fasi conflittuali legate alla prima infanzia. Paure, shock, ospedalizzazione, ingresso alla scuola materna, nascita di un fratello, forti emozioni, ect. fungono solo da concause o cause scatenanti il disturbo.
Le manifestazioni esterne della balbuzie sono piuttosto evidenti. L’eloquio è poco fluente, con blocchi della fonazione; emergono ripetizioni o prolungamenti di suoni, pause innaturali, sostituzione di una parola con l’altra, frequenti interiezioni ( ehm, eh…) o parole stereotipate ( cioè, infatti, ..). Sia le ripetizioni ( cloniche) che i blocchi ( tonici) si verificano di preferenza all’inizio della frase o della parola, estendendosi tuttavia anche ad altre parti della frase con l’aggravarsi dell’ansia e della tensione interna del soggetto.
La sintomatologia interna è meno evidente ma altrettanto invasiva per la persona, ed è rappresenta da tutti i sintomi tipici dell’ansia e dello stress: alterazioni del ritmo cardiaco, della sudorazione, contrazione dei muscoli del diaframma, forte tensione dei muscoli della respirazione, dell’articolazione, della fonazione. All’interno la persona vive tutti i sintomi tipici dell’ansia e dello stress: alterazione del ritmo cardiaco, della sudorazione, contrazione dei muscoli del diaframma e dei muscoli della respirazione. Caratteristica di questo disturbo è l’andamento periodico, il presentarsi in circostanze particolari e ben precise, nelle quali il soggetto non riesce a controllare l’ansia scatenata da persone o situazioni che gli incutono timore ( presentazioni, colloqui, interrogazioni, parlare in pubblico, ect) In età infantile, tra i 2 e i 5 anni, la balbuzie è un fenomeno molto diffuso: circa un bambino su venti manifesta disfluenze o balbuzie lieve che tendono a risolversi con la crescita e la maturazione. In alcuni casi, se accompagnata da un forte disagio emotivo del bambino, e da una pressione eccessiva dell’ambiente famigliare sul linguaggio (ansia, correzioni, attenzione costante, ect) può fissarsi in balbuzie vera e propria. Mostrarsi ansiosi, preoccupati angosciati è l’atteggiamento che maggiormente influisce sul radicarsi del disturbo. Se il bambino tende a balbettare non bisogna assolutamente: sgridarlo, parlare al suo posto, nell’errato intento di aiutarlo, fare paragoni con i coetanei che “parlano bene”, esortarlo continuamente a parlare adagio. L’ingresso nella scuola elementare rappresenta un periodo critico dove il più delle volte, il bambino che balbetta acquista consapevolezza del suo disturbo. Sarà però, solo nella prima adolescenza (12- 13 anni) che il disturbo balbuzie investirà e condizionerà negativamente tutta la persona, incidendo in maniera determinante sull’immagine del Sè, sulla progettualità e sulle relazioni sociali. Successivamente la storia di molti sarà caratterizzata da umiliazioni, rinunce, scarsa fiducia in se stessi, chiusura verso le relazioni, che incidono sulla qualità di vita e sull’espressione delle molte potenzialità di cui sono dotati. La maggior parte delle persone che presentano questo disturbo lo vivono come un tabù, una vergogna da nascondere e mascherare il più possibile agli altri ma anche a se stessi. Per questo motivo tendono a rimandare la possibilità di una terapia: se però la persona ha la volontà di affrontare il problema con costanza e determinazione, con l’aiuto di specialisti, può arrivare a risolvere questo disagio o comunque a compiere buoni passi avanti per ritrovare insieme alla parola una migliore qualità di vita.
Approccio terapeutico Le strategie terapeutiche utilizzate per trattare la balbuzie sono diverse:
Il nostro Centro Villa Benia è stato il primo in Italia, per l’intuizione del suo fondatore Vincenzo Mastrangeli nel 1950, a comprendere che, per la complessità di questo disturbo, la terapia non deve avere carattere unidirezionale, legato cioè alle sole cause o ai soli effetti ma operare contemporaneamente in entrambe le direzioni psicologica e fonica (Metodo Psicofonico Mastrangeli)
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